zerotremilacento
Processi identitari per Frosinone: la città degli orti

territorio:
Frosinone

Genesi del progetto

Il progetto CITTA’ DEGLI ORTI nasce dalla pratica dell’attraversamento del territorio esercitato dall’essere in movimento che osserva e percepisce.
Una pratica che ha permesso al gruppo zerotremilacento di scoprire, riscoprire, vivere il territorio della città di Frosinone; ma anche di sentire, vedere, immaginare paesaggi nella molteplice presenza di luoghi incolti, di boschi e soprattutto di orti.
Tali scoperte hanno provocato domande e riflessioni.
Perchè tanti orti?
Cosa rappresentano gli orti oggi?
Ci sono più orti o più giardini?
Gli orti sono una forma di resistenza/residuo del territorio vicino alle abitazioni? Si pongono in alternativa ai giardini? Esistono situazioni miste di orto-giardino?

Alle domande sono seguite delle risposte che hanno creato l’esigenza di cercare al di là del locale per sapere che cosa è avvenuto/avviene altrove.

La città contemporanea esige di acquisire una
visione/identità che non può e non deve essere una sorta di abito calato dall’alto, frutto del lavoro di specialisti, quanto piuttosto scaturire dall’ascolto e dal lavoro partecipato delle moltitudini; da quella percezione del tessuto urbano e del territorio che può avvenire operando una sorta di spostamento dal sentire/vedere dell’occhio e dell’orecchio a tutto il corpo che immagina, desidera...
Un’esperienza in divenire continuo, che non si istituzionalizza in una forma data e per sempre, ma si fa attivatrice di trasformazioni che si rivelano nel tempo.

Aspetti di politica del territorio, ovvero il passaggio dalla negatività alla vocazionalità.

Se esiste una identità condivisa – cioè una identità che gli abitanti di Frosinone attribuiscono alla propria città - ci si domanda quale essa sia, se è percepita come positiva o negativa ed infine se corrisponde a quella percepita dall’esterno, dal resto del nostro Paese. E ancora: è possibile intervenire nei processi identitari? Ovvero, cosa fare per non lasciare che l’orgoglio di una appartenenza sia sentito solo per i successi della squadra di calcio?
D’altra parte gli intellettuali, gli amministratori, i cittadini che si propongono di operare in tal senso, spesso percorrono strade divergenti: ci sono quelli che vogliono ancorarsi agli elementi della tradizione rimanendone poi prigionieri e quelli che, per sentirsi
proiettati nel futuro, attingono a modelli elaborati altrove copiandone estetiche e pratiche.

Secondo noi è possibile trovare gli elementi identitari nella città stessa, operando una trasformazione di quelli del passato in vocazione futura.
Uno di questi elementi ruota proprio attorno alla presenza diffusa di orti nel tessuto urbano. Sono tra noi a centinaia, dietro le abitazioni singole, tra i palazzi della zona alta, lungo i declivi della collina, tra gli spazi residui dello sviluppo urbanistico o anche sui balconi, spesso utilizzando recipienti adattati a contenere terra, come le vecchie vasche da bagno o le taniche di plastica e di latta.

Purtroppo gli orti rappresentano un soggetto “negativizzato” dal retaggio di un passato agricolo-pastorale da cancellare.
Quale azione intraprendere perché l’immagine “negativa” dell’orto possa trasformarsi in positiva?
Immaginando un lavoro che spazia dall’antropologia all’agronomia, operare una trasformazione dell’idea di orto da un qualcosa di strettamente legato alla tradizione, a qualcosa che una variegata ricchezza di potenzialità proietta nel futuro.
Basterà cioè passare dalla condizione di resistenza semiclandestina di una consuetudine al riconoscimento pubblico del suo ruolo passato e all’individuazione delle prospettive future.
Dunque, l’orto potrebbe costituire un elemento vocazionale della città di Frosinone.
Ma può Frosinone riconoscersi - ed essere identificata all’esterno - come la Città dal cuore fiorito, la Città degli Orti-giardino?
Noi crediamo di si, e questo progetto vuole essere un percorso per la realizzazione di questa “vocazione”.
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